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Antica Tyndaris

HINTERLAND

ANTICA TINDARYS


Durante il V secolo a.C., affluirono sulle coste della Sicilia quei profughi greci che crudelmente Sparta – vittoriosa su Atene dopo le sanguinose guerre fratricide – aveva con la forza espulso dalla Grecia. Questi esuli, ben accolti da Dionisio di Siracusa nei suoi territori, furono da questi utilizzati per riedificare Messana (l'odierna Messina), che era stata distrutta dai Cartaginesi e per edificare una nuova città, onde assicurarsi nella zona settentrionale dell’isola una base militare sulla costa tirrenica per tenere sotto controllo l’area stategica compresa tra le isole Eolie e Messina. I nuovi coloni diedero a questo nuovo insediamento il nome Tyndaris. L’anno di nascita della nuova colonia siracusana risale, secondo gli storici, al 395 a.C.. Nel 264 a.C. la città venne consquistata dai Cartaginesi, fino al 260 a.C., anno in cui Tindari accolse i Romani come liberatori. Tindari divenne pertanto una delle cinque colonie della Sicilia. Cesare Ottaviano Augusto volle onorarla del suo nome conferendole il titolo di “Colonia Augusta Tyndaritanorum”, per essere rimasta a lui fedele all’epoca della guerra civile con Pompeo. Sotto la dominazione romana, la città conobbe il periodo del suo massimo splendore. In esso s’accrebbe e s’abbellì. Sono opera di quei tempi fortunati i più belli e poderosi edifici pubblici e privati (dei quali rimangono interessanti avanzi nella zona archeoLogica di Tindari), fra cui la ricostruzione monumentale del teatro (originariamente greco) e poi la cosiddetta Basilica o Ginnasio, le ville e l’impianto urbanistico. Con la caduta dell’Impero Romano crollarono anche le fortune di Tindari. Conquistata dai Bizantini nel 535 d. C., fu da questi dominata per circa tre secoli, sin quando non cadde, nel 836, nelle mani dei Musulmani. Gli abitanti di Tindari in tanti secoli d’esistenza seppero sempre risollevarsi dalle sventure sin quando però non v’irruppero le orde saracene la cui sanguinosa ferocia nulla risparmiò, né uomini né cose, spargendo sul loro passaggio la distruzione e la morte. Con quest’immane e fatale flagello, calò sulla gloriosa e nobile civiltà tindaritana la "saracinesca "(vocabolo la cui origine – come da qualcuno attribuito – si deve appunto alla triste fama lasciata da quegli invasori chiamati Saraceni).
archeologiciInteressantissima è la zona archeologica, dove si trovano i resti, in discreto stato di conservazione, delle imponenti opere degli architetti greci e romani. Gli scavi hanno messo in luce imponenti resti dell’antica Tyndaris costituiti da mosaici, frammenti scultorei, statue d’età imperiale, ceramiche ed altro materiale, che sono custoditi nel museo locale; mentre altre sono conservate nel museo nazionale di Palermo. Particolare importanza riveste l'antico Teatro greco, modificato e riparato successivamente in epoca romana, costruito sfruttando la naturale conformazione della collinetta ad arco. La sua capienza superava i tremila posti.



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