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Cesarò

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SAN CALOGERO (Cesarò)


Cesarò festeggia il suo santo patrono san Calogero eremita il 18 giugno e il 21 agosto. Le due feste annuali di San Calogero sono precedute dalle fiere del bestiame, che si tengono rispettivamente nei giorni 16 e 17 giugno e 19 e 20 agosto. Il culto a San Calogero affonda le sue radici al secolo XV, quando un abitante di Cesarò recatosi nell'Abbazzia basiliana di San Filippo di Fragalà, chiese ed ottenne qualche frammento del corpo di San Calogero, conservato nell'abbazzia; difficile dire se questo San Calogero fosse lo stesso di quello famoso di Sciacca, oppure se fosse un altro anacoreta vissuto nella zona dei Nebrodi durante la dominazione bizantina. Il cesarese portò le reliquie al suo paese di origne. Il conte di San Marco, sotto la cui giurisdizione si trovava il convento dei monaci basiliani, informato dell'accaduto, ordinò a due suoi messi di andarsi a riprendere le reliquie. I messi giunti a Cesarò, misero le reliquie su un asino per riportarle insietro ma l'asino non volle più muoversi e i due dovettero tornarsene a case, lasciando li le reliquie che furono riportare in paese da un bambino cesarese. Da quel giorno gli abitanti di Cesarò venerarono San Calogero come patrono. I momenti più belli della festa sono: la questua, le "pisate" e la corsa del percolo trainato dai ragazzi. La questua si effettua nei giorni che precedono la festa, durante i quali i componenti del comitato girano per il paese, seguiti dalla banda musicale, bussando a tutte le porte per raccogliere le offerte, che un tempo erano prevalentemente in grano. Un'altra tradizione è "a pisata", che consiste nel dono di una certa quantità di grano che una coppia di sposi novelli, offre al santo pari al peso del loro figlio nato da poco. Momento saliente della festa è la processione per le vie del paese; al bivio con la strada del cimitero, si ripete l'antico spettacolo della presa del santo da parte dei ragazzi che, al grido di "sutta carusi", afferrano le grosse funi del fercolo conducendolo, a passo di corsa e al suono della fanfara, sino all'inizio della "strabella", luogo dove, per tradizione, l'asino che doveva portare le reliquie si fermò. La processione si conclude all'imbrunire con gli spari di fuochi d'artificio e il concerto.




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