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Giovedì Santo

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GIOVEDI' SANTO


Giovedì Santo:
L’istituzione dell’Eucaristiacome rito memoriale della «nuova ed eterna alleanza» è certamente l’aspetto più evidente della celebrazione odierna che del resto giustifica la sua solennità proprio con un richiamo «storico» e figurativo dell’avvenimento compiuto nell’ultima cena. Maèlo stesso messale romano che invita a meditare su altri due aspetti del mistero di questo giorno: l’istituzionedel sacerdozio ministerialee ilservizio fraterno della carità.Sacerdozio e carità sono, in effetti, strettamente collegati con il sacramento dell’Eucaristia, in quanto creano la comunione fraterna e indicano, nel dono di sé e nel servizio, il cammino della Chiesa.Durante la “messa in caena domini” (ultima cena), si svolge la suggestiva lavanda dei piedi, durante la quale il sacerdote, smessi i paramenti sacri, lava i piedi, in spirito di umiltà e di servizio, a 12 uomini, vestiti da apostoli. Nelle parrocchie vengono poi allestiti i “sepolcri”,
gli altari della reposizione, dove viene conservato il S.S. Sacramento fino al pomeriggio del venerdì santo. L’altare della reposizione è riccamente addobbato con fiori, candelieri, stoffe, drappi, e simboli eucaristici (pane, vino, acqua…etc.) e soprattutto con i “lavuredda”, frumento germogliato dal caratteristico colore giallo-verde.La sera del giovedì santo particolarmente suggestivo è il giro dei “sepolcri”. Prima di mezzanotte, nell’antica chiesa del castello, l’ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme offre, come tradizione, il cuscino con le armi (stemma) dell’ordine, al settecentesco Crocifisso che verrà portato in processione il giorno dopo, per la processione delle “varette”.

Francesco De Luca



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