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Tecniche di pesca

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TECNICHE DI PESCA




Le reti utilizzate dai pescatori santagatesi per pescare sono:
il
cianciolo. Il cianciolo è un modello di rete a circuizione. Può essere di diverse dimensioni: quelle più grandi vengono utilizzate per pescare il pesce azzurro (“anciovi”= acciughe; “sardi”= sarde; “sgummi”= sgombri, alacci, ecc...); quelle più piccole vengono utilizzate invece per pescare i “capuna” (lampughe), i “'nfanfiri” (pesce pilota), i “riccioli” (ricciole).





I primi tipi di pesce (anciovi, sardi, sgummi) si pescano di notte con l'utilizzo della “lampara”, piccola imbarcazione (vuzzareddu) dotata di un gruppo elettrogeno che serve ad alimentare lampade da 500 watt, capaci di sviluppare un intensa fonte luminosa sull'acqua. I pesce, attratti dalla luce si posizionano sotto “u vuzzareddu”; a questo punto una barca più grande inizia a “calare” il “cianciolo” attorno alla lampara, chiudendo così l'intero pescato. Questi pesci si possono pescare durante tutto l'anno.



I secondi tipi di pesce si pescono invece di giorno. Un paio di giorni prima, molto distanti dalla costa, si buttano in mare le c.d. “calome”, costituite da un lungo filo particolarmente resistente ad una delle estremità viene attaccata una zavorra che va sul fondo mentre all'altra estremità vengono attaccati bidoni o bottiglie che garantiscono il galleggiamento di numerose foglie di palme che creano ombra. In questo modo la “caloma” resta sempre al suo posto e I pescatori di giorno in giorno vanno a controllare se c'è del pesce. I caponi, 'nfanfari e le riccioli sono infatti dei pesci che amano le acque calde (quindi preferiscono stare in superficie dove l'acqua è più calda) e stare allo stesso tempo all'ombra. I pesci, in cerca d'ombra, si posizionano sotto le colonne. I pescatori, giunti sul luogo, “calano il cianciolo” intorno alla “caloma” chiudendo nella rete il pescato. Questo tipo di pesce si pesca nei mesi che vanno da settembre a dicembre.





Un altro tradizionale modo per pescare le “anciove” è “
a tratta”. Essa consiste in una rete a maglie strette tali da poter fermare le acciughe che restano “ammaggiati” tra le maglie della rete. La tratta si può “calare” o prima del tramonto e si “salpa” (si tira) qualche ora dopo il tramonto (“posta di prima sira”) oppure si “cala” qualche ora prima dell'alba per poi essere “salpata” qualche ora dopo l'alba.

Un altra tecnica di pesca è “u parangulu” (palangaro). Può essere “da fondo”, se rimane nel posto in cui si “cala” in quanto ancorato al fondale marino oppure “derivante”, se si sposta con la corrente in quanto non ancorato da nessuna parte. A seconda del pesce che si intende pescare, variano lo spessore del filo (“misura”), la grandezza dell'amo e l'esca da utilizzare. Essa consiste in un lungo filo chiamato “letto” al quale sono attaccati delle piccole lenze dette “brazzoli” con degli ami nelle estremità inferiori. La “cala del parangulu” puà avvenire sia di giorno che di notte.





Altra tecnica di pesca è quella dei tremagli (“i rizzi”). Sono reti da pesca costituite da due reti laterali piuttosto tese e a maglie puttosto larghe (“i pariti”), e da una rete mediana, poco tesa, con maglie più strette. Questo tipo di rete imprigiona facilmente i pesci e serve principalmente per la pesca “di trigghi” (triglie), “di sicci” (seppie), “di purpa” (polpi), “di aiuli” (mormore), “di muletti” (cefali), “di scofuni” (scorfani), ecc.. Sono reti da posta fissa perchè si calano ancorando le due estremità al fondo e lasciando in superficie un segnale detto “ozza” che permette ai pescatori di indivuare la rete.




Altra tecnica di pesca tradizionale, ma ormai sempre più in disuso è quella delle “
nasse”, Con nassa si intende un antico attrezzo da pesca, realizzato un tempo dal nassaro con lo iunco, mentre oggi si utilizzano per l'ossatura reti metalliche ricoperte da reti in plastica. Ve ne sono diversi tipi, a seconda delle zone e del tipo di preda. I principali sono due: a campana e a barile. Entrambi si basano su una strozzatura dell'entrata che costringe il pesce, attirato dall'esca, ad entrare forzando le maglie. In questo modo la preda non è poi più in grado di lasciare la trappola. Le nasse sono generalmente posizionate al largo la sera, e recuperate la mattina seguente per sostituire l'esca e scaricare il pescato.



(
Filippo Alioto)


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